Il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra e quest’anno potremmo viverla con una maggiore consapevolezza stimolata dagli insegnamenti derivanti dalla pandemia.

L’uomo non è al di sopra della natura, non è un super-uomo che guarda dall’alto in basso le altre specie viventi, ma ne è parte integrante. Abbiamo realizzato che se l’uomo può uccidere gli animali, un microscopico virus può uccidere l’uomo. Per cui solo una politica di reciproco rispetto tra uomo ed altre specie può assicurare un futuro sostenibile.

I segnali degli squilibri che abbiamo creato negli anni sono tanti: eccessivo inquinamento, sfruttamento scellerato delle risorse naturali, surriscaldamento globale e allevamenti intensivi. Ma stiamo pian piano realizzando che la Natura prima o poi ci presenta il conto.

Quest’anno la Giornata Mondiale della Terra, di cui il 22 aprile ricorre il cinquantenario, può essere una vera occasione di ripensamento riflettendo sul concetto che un altro sviluppo è possibile.

Questa emergenza sanitaria ci sta dicendo che nulla sarà come prima, che il mondo sarà cambiato in seguito alla pandemia e che, forse, ne usciremo migliori. Allora facciamo che l’attenzione ecologica sia il primo segnale di questo cambiamento.

Ogni anno, in occasione di questa giornata, si tengono in Italia numerose manifestazioni all’aperto di cui la più famosa è quella che si organizza a Villa Borghese. Questo, purtroppo, sarà l’anno delle testimonianze virtuali, vissute nel chiuso delle nostre case.

Vi invito a fare un giro su internet per scoprirle: si va dalla maratona virtuale #OnePeopleOnePlanet alla settimana della terra organizzata da Sky e a tanti altre.

Una molto carina è anche quella lanciata da Legambiente con gli hastag #Abbracciamola #EarthDay con cui si può condividere una propria foto abbracciati a un oggetto che ci ricordi la terra (un mappamondo, un albero, una foto raffigurante la terra o un disegno).

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