MASCHERINA SI’, MASCHERINA NO, MASCHERINA FORSE!
Il dibattito in questi giorni si è fatto acceso, tra i tanti esperti apparsi in TV, se ci sia la necessità di indossare la mascherina e quale tipologia sia quella giusta.

L’interpretazione più condivisibile è quella che lega il tipo di mascherina alla finalità: se l’obiettivo è proteggere noi stessi la mascherina deve essere di tipo FFP2 o FFP3 perché solo queste tipologie garantiscono dal rischio biologico; se invece l’obiettivo è quello etico di proteggere gli altri possiamo indossare anche una mascherina con prestazioni di sicurezza inferiori. Questo perché se siamo in giro (e siamo a nostra insaputa portatori asintomatici di virus) potremmo infettare gli altri che, anche se a distanza superiore ad 1 metro, potrebbero essere investiti, ad esempio, da un nostro starnuto.

Quindi, ricapitolando, mascherine FFP2 o FFP3 per proteggere se stessi, modelli inferiori (anche quelle chirurgiche) per aiutare a non diffondere il virus quando siamo in giro.

Tuttavia, fatta questa premessa, ciò che è stato poco divulgato è il corretto utilizzo delle mascherine. Infatti, anche se siamo tra i fortunati ad avere una mascherina FFP2, se non ne conosciamo la corretta modalità di utilizzo renderemo inefficiente la capacità di protezione della stessa.

Nelle aziende ciò è ormai risaputo in quanto la mascherina è considerato un DPI (Dispositivo di Protezione Individuale) e per esso vige l’obbligo dell’addestramento dei lavoratori all’uso, ai sensi del D. Lgs. n. 81/2008 (Testo unico sulla Sicurezza). Ma per i cittadini comuni, che non hanno questo tipo di esperienza in azienda, potrebbe essere difficile un uso corretto della mascherina.

Parte importante di tale addestramento è il fit-test ovvero la prova per verificare la tenuta corretta della mascherina sul viso della persona per garantire la protezione (se passa l’aria dai bordi della mascherina passerà anche l’eventuale aria contenente il virus).

Riportiamo, pertanto, qui di seguito le principali istruzioni da osservare per un corretto utilizzo delle mascherine:

1. Avere il viso ben rasato

2. Avere i capelli ben legati

Queste due prime indicazioni sono essenziali per garantire la tenuta della mascherina con la barba o con capelli sotto la mascherina l’aria esterna passa attraverso i bordi della mascherina e non ci protegge.

3. Lavate le mani prima di toccare la mascherina

4. Poggiare la mascherina nel palmo di una mano;

5. Posizionare la mascherina sul viso con lo stringinaso verso l’alto;

6. Tenendo ferma la mascherina sul viso con la seconda mano disponete l’elastico superiore sulla sommità del capo e quello inferiore dietro al collo (sotto le orecchie) facendo attenzione che i due elastici no si intreccino

7. Posizionate meglio la mascherina sul viso per farla bene aderire e, con entrambe le mani, modellate lo stringinaso sul naso e sulle guance

A questo punto va effettuato il fit test con l’esecuzione della prova di tenuta

8. Coprite con entrambe le mani la parte anteriore della mascherina da dove solitamente respirate e fate alcune prove di respirazione (se la mascherina è senza valvola espirate molto velocemente; se ha la valvola inspirate velocemente).

Questa prova serve per verificare che l’aria non esca dai bordi laterali della mascherina ovvero che sia ben aderente al volto. Nel caso esca aria intorno al naso modellate lo stringinaso; se, invece, l’aria esce dai bordi laterali regolate meglio gli elastici.

Tutto ciò garantisce che, nel normale utilizzo, l’aria possa entrare solo dalla parte filtrante e non dai bordi della mascherina assicurando la corretta protezione.
Ricordiamo, infine, che le mascherine sono monouso e sono garantite solo se utilizzate una volta sola.

QUANDO UN INASPETTATO PIT STOP PUÒ TRASFORMARSI IN STRATEGIA VINCENTE

Il 26 marzo 2017, al 23° giro del Gran Premio di Melbourne, la Ferrari di Sebastian Vettel si ferma al Pit Stop per un cambio gomme. È la scelta strategica che permette a Vettel di superare Lewis Hamilton e vincere la gara!

L’emergenza Covid19 ha portato molte aziende a fermarsi, ad effettuare un Pit Stop obbligato, in attesa del semaforo verde per ripartire.

Invece di aspettare le imprese possono impegnare questo tempo per essere pronte e scattanti alla ripartenza.

Le aziende con personale addestrato e formato risultano quelle più competitive, ma spesso è difficile organizzare i corsi a causa dei mille impegni.

Sfruttiamo questo tempo di riposo che l’emergenza ci ha imposto per formare il personale e trasformiamolo in tempo di preparazione.

Abbiamo organizzato un servizio di Formazione a distanza on demand agile e intuitivo per venire incontro alle esigenze di aziende e dipendenti.

I prezzi sono, inoltre, ribassati del 40% rispetto a quelli normalmente applicati.

Sfrutta questo Pit Stop per mettere le gomme giuste e ripartire alla grande.

Invia senza alcun impegno il modulo e ti saranno inviati costi ed orari disponibili.

La Giornata Internazionale della Donna, che si festeggia ogni anno l’8 marzo, è stata istituita per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne.

La scelta della data dell’8 marzo è stata per molto tempo collegata ad una tragedia accaduta nel 1908 nell’industria tessile Cotton di New York, dove molte operaie rimasero uccise da un incendio. In realtà questo fatto non è mai accaduto, e probabilmente è stato confuso con l’incendio della fabbrica tessile Triangle, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 persone (123 donne e 23 uomini).

Storicamente la data dell’8 marzo fu fissata durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si svolse a Mosca il 14 giugno 1921, nella quale fu istituita la Giornata internazionale dell’operaia.

Da allora di anni ne sono passati molti e anche se la Festa della Donna ha perso col tempo molto del suo significato sociale, riducendosi quasi ad una festa consumistica, a noi piace ricordarne il primitivo messaggio legato alle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne.

E’ per questo motivo che abbiamo pensato di fare un regalo speciale alle donne che lavorano.

Nei giorni 21 marzo e 22 marzo presso la nostra sede di Casoria (NA) organizzeremo 2 Corsi per addetti alla Prevenzione Incendi ai sensi del D.M. 10 marzo 1998.

Il corso sarà completamente gratuito e riservato alle donne che lavorano.

 

In cosa consiste il corso?

La lotta antincendio è una formazione antincendio a cui il lavoratore ha diritto per legge.

L’Addetto Antincendio è una figura prevista dall’attuale normativa antinfortunistica che ha l’incarico di attuare le misure di prevenzione incendi, della lotta antincendio e della gestione delle emergenze ad essa relative.

Il corso sarà costituito da una sessione teorica e da una sessione pratica al termine delle quali sarà rilasciato un attestato di partecipazione valido ai sensi del D.lgs. 81/08 per aziende a rischio di incendio medio (8 ore).

 

Come partecipare?

Basta inviare una mail all’indirizzo info@gidierre.it con i seguenti dati per la prenotazione:

 – Richiesta di partecipazione al Corso Antincendio gratuito per le donne

– Nome e cognome partecipante:

– Azienda:

– Indirizzo email a cui essere contattati:

– Indirizzo telefonico a cui essere contattati:

 

Naturalmente per motivi di spazio e di efficacia della formazione non potremo accontentare tutte le richieste che ci giungeranno per cui accoglieremo solo le prime 30 richieste che ci arriveranno (15 partecipanti per il giorno 21 marzo e 15 partecipanti per il giorno 22 marzo).

Importante: vale il principio “un’azienda-una donna” per cui non potranno essere accettate richieste di più prenotazioni da parte di ciascuna azienda.

 

Noi l’8 marzo abbiamo pensato di festeggiarlo così, con voi: Buona Festa della Donna!

Il Team Gidierre

Anche quest’anno Bologna ha ospitato un evento ormai giunto alla sua 29esima edizione: il Salone Internazionale del biologico e del naturale

Una Fiera i cui numeri continuano a crescere di anno in anno a dimostrazione di come la scelta di prodotti biologici e naturali (sia in ambito alimentare che cosmetico) si stia diffondendo sempre di più cosi come la necessita di prendersi cura del proprio benessere, fisico e mentale.

Noi eravamo lì ed inevitabilmente è sorta la domanda:

Quanto è sicuro il cibo che mettiamo ogni giorno sulla nostra tavola?

Non abbiamo fatto in tempo a dimenticare la mucca pazza che è arrivata l’influenza aviaria. Tempo di capire cosa fosse l’ITX sulle confezioni del latte che abbiamo dovuto affrontare la patata bollente della melanina nel latte in polvere proveniente dalla Cina.

Nemmeno ci eravamo rilassati che è scoppiato l’allarme diossina nella carne irlandese, nella mozzarella di bufala, nelle uova tedesche, nello yogurt svizzero e nella carne di maiale.

Ma comunque abbiamo superato anche questo ed eravamo quasi tranquilli quando è arrivata l’influenza suina che non si trasmette mangiando carne infetta ma per via aerea, come una normale influenza.

E non è finita…

Fantasia nei nostri piatti non doveva mancare: ecco quindi che nel 2010 arriva sulle nostre tavole la famosa mozzarella blu dovuta al batterio Pseudomonas fluorescens. Ma per fortuna non era tossica e l’abbiamo dimenticata in fretta.

Più esotica ci è sembrata la tossina di Shipa anche se il suo effetto era una diarrea emorragica per nulla da invidiare.

Meglio allora un bel piatto di ravioli o di tortellini ripieni per poi scoprire che, a dispetto di quanto dichiarato sulla confezione, contenevano carne di cavallo.
Abbiamo capito perciò che era meglio passare direttamente alla frutta per poi scoprire che l’importante era che non si trattasse di frutti di bosco perché avrebbero potrebbero trasmetterci l’epatite A.

Può sembrare una simpatica storiella su quanto ci capita di comprare al supermercato, purtroppo è la dura realtà che ci tocca affrontare nel variopinto mondo alimentare caratterizzato da troppa speculazione ed eccessiva industrializzazione.

Quali normative tutelano i consumatori?

Le aziende sperimentano, ottimizzano, economizzano e su questo non ci sarebbe nulla da obiettare se solo non avvenisse a discapito dell’inconsapevole consumatore.
La sicurezza alimentare è troppo importante e non deve essere subordinata a priorità commerciali. Essa dovrebbe essere data per scontata al momento dell’acquisto tuttavia, dagli esempi citati, si comprende che ciò non è vero.

Con l’internazionalizzazione del commercio si è cercato di creare standard condivisi per assicurare una sufficiente sicurezza degli alimenti.
Già nel 1962 la FAO e l’OMS hanno costituito la commissione del Codex Alimentarius avente lo scopo di fissare norme a livello internazionale sui principi inderogabili di una corretta produzione alimentare.
Nel 1994, con l’istituzione del WTO, le regole del Codex Alimentarius hanno acquisito poi una valenza giuridica alquanto vincolante.
Con l’evoluzione della normativa si è passati pian piano da un sistema di repressione penale dell’illecito ad un sistema di prevenzione secondo il principio che prevenire è meglio che reprimere.

Il Sistema HACCP, derivato dal Codex Alimentarius e scelto a livello mondiale, è un sistema che prevede il controllo di tutte le fasi della produzione alimentare: dalla materia prima in ingresso, alla verifica delle modalità di conservazione al monitoraggio dei sistemi di trasformazione.
Ogni azienda è tenuta per legge ad adottare un sistema di gestione della sicurezza alimentare basato sul controllo dei punti critici del processo (HACCP) tuttavia le pagine dei quotidiani sono piene di casi di cattiva gestione e di conseguenti scandali alimentari.

I consumatori sono sfiduciati e sempre più diffidenti verso un mondo, quello delle aziende alimentari, che spesso lo hanno deluso.

Quale potrebbe essere allora la mossa vincente per un’azienda che intende acquistare maggiore fiducia da parte del mercato in tema di sicurezza alimentare?

Un passo importante potrebbe essere quello di organizzare la propria attività in conformità alla Norma Internazionale ISO 22000.
La ISO 22000 è la norma standard riconosciuta a livello mondiale che, se efficacemente attuata, può ridurre in modo drastico i rischi legati alla produzione degli alimenti.
Essa si basa su principi di prevenzione standardizzati e, come tutti gli standard di sistema, prevede un’efficace attività di auditing interno che premette di correggere in tempo eventuali errori commessi.
In più è uno standard certificabile da un ente terzo indipendente e ciò può rappresentare una garanzia aggiuntiva al semplice autocontrollo interno fatto dall’azienda.

Quali vantaggi può portare l’adozione di un Sistema ISO 22000?

• Miglioramento della sicurezza alimentare
• Maggiore protezione per il consumatore
• Migliore implementazione dei criteri di gestione dell’HACCP in quanto verificati da terzi
• Maggiore fiducia da parte dei consumatori e quindi miglioramento della propria leva commerciale

La scelta del consumatore potrebbe essere, infatti, quella di preferire aziende certificate ISO 22000 in quanto maggiormente proattive in tema di sicurezza ed igiene degli alimenti scongiurando il rischio di ritrovarsi a tavola prodotti colorati che sembrano usciti dal mondo dei fumetti.

E tu cosa ne pensi?

Non tutti sono a conoscenza delle normative che interessano gli arredi scolastici e spesso accadono infortuni che potrebbero essere evitati.

Una sedia a scuola non può essere una sedia qualsiasi, così come non può essere scelto a caso un banco scolastico.

Esistono a tal proposito specifiche norme UNI – Ente Italiano di Normazione che disciplinano tipologie e misure degli arredi scolastici.

Vediamole in dettaglio in modo da essere in grado di orientarci per il benessere dei nostri ragazzi.

 

Banchi e sedie – UNI EN 1729
Le caratteristiche di banchi e sedie sono descritte dalle norme della serie UNI EN 1729 che stabiliscono ad esempio che:

  • i bordi del sedile, dello schienale e dei braccioli delle sedie che vengono a contatto con l’utilizzatore devono essere arrotondati con un raggio minimo o uno smusso di 2 mm. Le superfici devono essere lisce, le estremità rivestite per evitare di generare schegge taglienti;
  • ogni sedia o banco “a norma” deve superare una serie di prove di laboratorio tra le quali quelle di stabilità, di resistenza, di durata e d’urto;
  • in relazione all’altezza dello studente (da 80 cm per i bambini fino ai due metri per i ragazzi), le norme assegnano agli arredi scolastici delle vere e proprie “taglie”. In questo modo le norme intendono favorire l’adozione di una corretta postura contribuendo allo sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi che ormai trascorrono gran parte della loro giornata a scuola.

Per una corretta postura, la norma prescrive che lo schienale debba avere un’inclinazione compresa tra i 95° e i 110°, questo indipendentemente dalla statura dello studente.

Le norme fissano le dimensioni delle sedie e dei banchi scolastici anche in relazione alla crescente diffusione dell’utilizzo di PC nella didattica. Gli arredi scolastici a norma sono progettati in modo che gli studenti possano appoggiare le braccia mantenendo le spalle rilassate sia che si trovino dinanzi ad un monitor sia che siano alle prese con i più tradizionali quaderni a righe o quadretti.

Come si riconoscono gli arredi scolastici a norma? Le sedie e i banchi scolastici dovranno recare ben visibili:

  • la “taglia” o il codice colore (ad ogni codice colore corrisponde una “taglia diversa”)
  • il nome o logo del fabbricante, del distributore, dell’importatore o del venditore
  • la data di fabbricazione che specifichi almeno l’anno e il mese di produzione

 

Cattedre – UNI 4856

Esiste una norma specifica anche per i docenti: si tratta della UNI 4856 che stabilisce i requisiti di stabilità, resistenza e durabilità e i relativi metodi di prova per cattedre e sedie destinate agli insegnanti.
Oltre a tali requisiti la norma prende anche in considerazione quelli delle superfici dei componenti metallici (ad esempio la resistenza alla corrosione), i requisiti delle parti mobili (ad esempio la durata e la resistenza delle guide dei cassetti) e i requisiti dei pannelli a base di legno (ad esempio le emissioni di formaldeide).

 

Lavagne – UNI EN 14434
Le lavagne rientrano nel campo di applicazione della norma UNI EN 14434 che riguarda tutte le “superfici verticali di scrittura”. La norma ha l’obiettivo di prevenire lesioni gravi durante il normale utilizzo delle lavagne: per questo motivo specifica, ad esempio, che:

  • nessuna parte della superficie verticale deve costituire un potenziale pericolo per l’utente
  • la superficie deve essere tale da evitare danni agli indumenti e macchie durante l’utilizzo
  • tutti i bordi e gli angoli accessibili devono essere arrotondati
  • tra le varie parti della lavagna che si muovono in relazione l’una all’altra deve esserci sempre una distanza di sicurezza che deve essere meno di 8 mm o più di 25 in ogni posizione durante il movimento.

Le lavagne “a norma” vengono sottoposte a prove per verificarne l’attitudine alla scrittura e alla cancellazione, la resistenza all’abrasione, alla graffiatura, all’urto e alla macchiatura.

Le lavagne oltre ad essere sicure devono anche essere facili da usare, la UNI EN 14434 fornisce alcuni requisiti ergonomici, come ad esempio il posizionamento di comandi e maniglie. Infine la norma stabilisce la documentazione che deve accompagnare questi prodotti come, ad esempio, le istruzioni per il montaggio e l’installazione.

 

Buon Lavoro e Buona Scuola

In questo articolo ti indicherò 4 semplici mosse per essere in regola con la Squadra Antincendio Aziendale:

 

  1. Classifica la tua azienda
  2. Designa gli Addetti alla Squadra Antincendio Aziendale
  3. Assicura la formazione degli addetti designati
  4. Informa tutti i dipendenti su come comportarsi in caso di incendio

 

 

  1. Classifica la tua azienda

Il D.M. 10 marzo 1998 definisce 3 tipologie di aziende:

 

Azienda a Rischio di Incendio Elevato

Azienda a Rischio di Incendio Medio

Azienda a Rischio di Incendio Basso

 

Per definire quale sia il livello di rischio antincendio della tua azienda devi seguire le indicazioni dell’Allegato I del D.M. 10 marzo 1998 (naturalmente se non ti risulta facile fare tale valutazione puoi contattarmi e sarò felice di darti una mano)

 

  1. Designa gli Addetti alla Squadra Antincendio Aziendale

Stabilisci quanti e quali dipendenti devi nominare quali Addetti Antincendio.

La norma non definisce quanti e quali debbano essere gli addetti ma rimanda al tuo giudizio per stabilire una squadra adeguata alla tua azienda.

Un buon criterio di scelta può essere questo:

  1. Almeno un addetto ogni 30 dipendenti per ogni turno lavorativo
  2. Almeno un sostituto per ogni addetto (per sopperire in caso di assenza o di ferie)
  3. Almeno due addetti presenti contemporaneamente per turno
  4. Coinvolgi nella scelta il tuo RLS per individuare persone realmente motivate. Formalizza il coinvolgimento del RLS nella scelta facendogli firmare per presa visione il modulo con il quale nomini il singolo addetto antincendio.

 

  1. Assicura la formazione degli Addetti Antincendio

Ogni Addetto Antincendio deve frequentare un corso iniziale di abilitazione avente la seguente durata:

 

Aziende a Rischio di Incendio Elevato:         16        ore

Aziende a Rischio di Incendio Medio:           8          ore

Aziende a Rischio di Incendio Basso:           4          ore

 

 

  1. Informa tutti i dipendenti su come comportarsi in caso di incendio

Affinché tutto ciò che hai organizzato in azienda per la gestione delle emergenze funzioni effettivamente è indispensabile che ci sia la giusta informazione a tutti i presenti in azienda.

Questo significa che tutti devono conoscere cosa fare in caso di incendio, chi avvisare, quale comportamento tenere, chi sono gli addetti alla squadra antincendio.

Oltre a specifici incontri di informazione nei quali illustrare come l’azienda ha deciso di gestire le emergenze possono essere utili planimetrie affisse in luoghi ben visibili riportanti le vie di fuga e la posizione delle attrezzature antincendio (estintori, idranti, allarmi, ecc.).

Altro ottimo sistema di informazione è effettuare la prova annuale di emergenza ed evacuazione.

 

 

Per finire un’utile precisazione:

Nei casi di seguito riportati, oltre al Corso di Formazione degli addetti antincendio di cui cui ti ho appena parlato, il personale da te designato deve sostenere un esame presso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco per conseguire l’Idoneità Tecnica:

 

  • industrie e depositi di cui all’art. 4 e 6 del D.Lgsl. 334/99 e s.m.i.
  • fabbriche e depositi di esplosivi
  • centrali termoelettriche
  • aziende estrattive di oli minerali e gas combustibili
  • impianti e laboratori nucleari
  • depositi al chiuso di materiali combustibili con superficie superiore a 10.000 mq
  • attività commerciali ed espositive con superficie coperta superiore a 5.000 mq
  • scali aeroportuali, infrastrutture ferroviarie e metropolitane
  • alberghi con oltre 100 posti letto
  • ospedali, case di cura e case di ricovero per anziani
  • scuole di ogni ordine e grado con oltre 300 persone presenti
  • uffici con oltre 500 dipendenti
  • locali di spettacolo e trattenimento con capienza superiore a 100 posti
  • edifici pregevoli per arte e storia, sottoposti alla vigilanza dello Stato ai sensi del R.D. 7 novembre 1942, n. 564, adibiti a musei, gallerie, collezioni, biblioteche, aperti al pubblico superiori a 1000 mq
  • cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50 m
  • cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi

 

  Buon Lavoro