Giulio Verde quella mattina nel cantiere era stato assegnato all’attività di demolizione di uno sperone di roccia. Dato che questo sperone si trovava su un piano rialzato rispetto all’area circostante bisognava salirci con una scala. Era febbraio e la temperatura era abbastanza rigida. Giulio tuttavia si era ben coperto e contava di finire quel lavoro entro quella sera. Alle 9:00 salì pertanto alla sua postazione di lavoro ed avviò il martello pneumatico che gli serviva per demolire lo sperone di roccia.

Il lavoro, per tutta la mattinata, continuò tranquillo e senza intoppi fono a quando a mezzogiorno non suonò la sirena di cantiere che avvisava le maestranze che era tempo di pausa pranzo.

Giulio spense il martello demolitore e si avvio verso la scala per raggiungere la mensa. Scese solo alcuni scalini della scala a pioli e poi lanciò un urlo cadendo all’indietro dalla scala. Tutti i colleghi che si trovavano nelle vicinanze allertati da quell’urlo si precipitarono a soccorso ma per Giulio non ci fu nulla da fare, era morto sul colpo cadendo di spalle sul piano sottostante probabilmente battendo la testa sulla roccia sottostante.

Come era potuto accadere che Giulio Verde, persona molto esperta potesse essere caduto dalla scala?

Durante l’ispezione si fecero varie ipotesi:

Aveva piovuto e la scala era scivolosa?

Faceva molto freddo ed i pioli della scala erano ghiacciati?

Giulio durante l’attività per tenersi caldo aveva bevuto alcool ed era poco lucido?

Soffriva di vertigini?

In realtà tutte queste ipotesi si rivelarono false perché si scoprì che la vera causa della caduta era stata la sindrome da dito bianco.

Cosa era successo? Giulio aveva usato per circa 3 ore, quasi ininterrottamente, il martello pneumatico. Tale attrezzatura provoca forti vibrazioni che impediscono una corretta vascolarizzazione nelle mani ovvero un giusto passaggio di sangue nelle dita. Questo provoca un intorpidimento degli arti con consegunet e perita di forza.

Pertanto Giulio che stava scendendo la scala a pioli pensava di reggersi con le mani ma queste, completamente intorpidite, non l’avevano retto lasciandolo cadere all’indietro. In pratica Giulio non si era reso conto che le vibrazioni gli avevano provocato un indebolimento delle mani e questo gli era stato fatale.

Cosa impariamo da questo episodio? Qual è la lesson learned di oggi?

Che il rischio vibrazioni non deve essere valutato e può aggravare il rischio anche in altre fasi di lavoro. In questo caso il rischio vibrazioni aveva inciso sul rischio caduta dall’attività di utilizzo di una semplice scala a pioli. Quindi se è previsto che nella nostra attività utilizziamo un’attrezzatura che produce vibrazioni analizziamo attentamente quali possano essere le conseguenze sul nostro corpo.

Continuiamo il nostro appuntamento settimanale con il ciclo Lesson Learned: raccontare 10 storie di infortuni o quasi infortuni per capire insieme come evitare che si verifichino nella vostra azienda.

Questa seconda storia la chiameremo Salviamo i canarini ma anche le persone.

Torniamo un po’ indietro nel tempo ricordando le immagini dei tanti minatori (tra cui molti italiani che emigrarono in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone). In qualche foto è possibile vedere la presenza di una gabbietta metallica con un canarino.

Perché i minatori si portavano appresso un canarino? Perché il canarino è molto sensibile alla mancanza di ossigeno e alla presenza di monossido di carbonio; pertanto smetteva di cantare o stava male appena l’aria cominciava a diventare irrespirabile. Quindi i minatori, allarmati dal canarino, si allontanavano da quell’area prima che fosse troppo tardi.

Oltre che nelle miniere i canarini venivano utilizzati anche quando si dovevano effettuare lavori all’interno di cisterne che avevano contenuto prodotti petroliferi. Si introduceva all’interno della cisterna un canarino e si aspettava di capire se questo poverino riusciva a sopravvivere. Solo in quel caso gli operai scendevano nella cisterna.

Per fortuna ci sono i progressi tecnologici e non c’è più necessità di sacrificare dei poveri canarini. Oggi per verificare la quantità di ossigeno all’interno di un’ambiente esistono degli strumenti detti ossimetri che misurano con precisione la quantità di ossigeno presente che per l’uomo non dovrebbe mai scendere sotto una concentrazione del 20%.

Misurare l’ossigeno tuttavia può non essere sufficiente.

Anni fa si verificò un incidente, per fortuna non mortale, nel mentre si stava effettuando una saldatura all’interno di una cisterna. Purtroppo per la presenza di residui di vapori di benzina, nel momento in cui si iniziò la saldatura, la cisterna esplose ferendo gravemente alcuni operai che ci stavano lavorando.

Era stato verificato il livello di ossigeno presente ma non era stata fatta la verifica della presenza di atmosfere esplosive che poteva essere fatta con uno strumento detto esplosimetro.

Cosa impariamo da questa lezione?

Che quando dobbiamo fare lavori all’interno di ambienti ristretti quali cisterne, vasche, grotte, silos, fogne ovvero in ambienti cosiddetti ambienti confinati dobbiamo essere molto prudenti ed effettuare una serie di verifiche preliminari per escludere la presenza di rischio.

In Italia, oltre che dal Testo Unico sulla Sicurezza, l’argomento è regolamentato dal DPR 177/2011 che fissa le linee guida e le procedure da rispettare.

Tale decreto prescrive che chi effettui il lavoro abbia un’esperienza almeno triennale, che non si possa subappaltare il lavoro, che per tutta la durata delle attività sia sempre presente un preposto che controlli le operazioni. È prescritto, inoltre, che chi entra in un ambiente confinato sia legato ad un sistema di recupero: così, se il lavoratore avverte un malore, può essere recuperato da un collega che dall’esterno, per mezzo ad esempio di un tripode, può issare senza sforzo il collega infortunato.

Ciò è molto importante perché permette di evitare le cosiddette morti a catena.

Infatti si è spesso verificato che a seguito del malore di un lavoratore, questi venisse soccorso da altri colleghi che scendendo anch’essi nell’ambiente confinato si sentivano a loro volta male. Ci sono stati casi in cui anche 4 o cinque persone sono morte a causa di questa dinamica.

Se, invece, il lavoratore che accede al luogo ristretto è dotato di imbracatura ed è legato ad un mezzo di recupero esterno, in caso di malore può essere tirato fuori senza la necessità che altri colleghi scendano all’interno.

Salviamo i canarini ma salviamo anche le persone.

Facendo seguito alle numerose richieste ricevute riguardanti la sicurezza sui luoghi di lavoro, partirà da oggi, e durerà dieci settimane, il ciclo Lesson Learned.

Che cosa si intende per Lesson Learned? Lesson Learned tradotto letteralmente significa Lezione appresa.

Per focalizzare il concetto al mondo della sicurezza sul lavoro, se accade un infortunio o un quasi infortunio (il cosiddetto near misses), dobbiamo analizzare le causa di tale infortunio e poi definire le misure di prevenzione e protezione affinché quel tipo di infortunio non si verifichi più.

Quindi questo ciclo di 10 puntate di Lesson Learned ha il presente scopo: raccontare 10 storie (di infortuni o quasi infortuni) per scoprire insieme come evitare che si verifichino nella vostra azienda.

Iniziamo dalla prima storia che chiameremo fuori l’intruso.

Anni fa durante una valutazione dei rischi che stavo svolgendo presso un’azienda metalmeccanica mi soffermai sull’attività che veniva svolta presso il laboratorio di qualità in accettazione, in particolare sui controlli che questa azienda effettuava su componenti metallici cromati che acquistava da un proprio fornitore.

La cromatura è un rivestimento che viene fatto sui metalli sia per esigenze estetiche sia per motivi funzionali.

Ora, poiché l’azienda voleva essere sicura che la cromatura fosse stata fatta bene dal proprio fornitore e che non si verificassero successivamente fenomeni di ossidazione, sottoponeva la merce in arrivo ad un test di qualità per verificare la bontà della cromatura.

L’operatore del laboratorio prendeva una certa quantità di pezzi spediti dal fornitore e li deponeva in una vasca che poi chiudeva. All’interno di questa vasca faceva poi confluire del vapore ottenuto mescolando acqua con una sostanza chimica in polvere che l’azienda acquistava in Inghilterra.

Per valutare l’eventuale rischio associato a questa attività di laboratorio chiesi di vedere la scheda di sicurezza della polvere utilizzata ma mi fu riposto che non era in loro possesso e la dovevano chiedere al fornitore in Inghilterra.

La scheda di sicurezza è un documento legale obbligatorio, formato da 16 punti, in cui il produttore della sostanza chimica elenca sotto la propria responsabilità tutti i pericoli per la salute dell’uomo e dell’ambiente associati alla sostanza stessa. In particolare riporta la composizione chimica, i dati del produttore, i rischi per il trasporto, i rischi per l’uomo ma anche quelli per l’ambiente. Riporta, inoltre, le indicazioni su come quel prodotto debba essere conservato o smaltito, riporta le frasi di rischio ed i consigli per l’utilizzo in sicurezza. Elenca, infine, le protezioni da indossare da parte del lavoratore (i cosiddetti DPI – Dispositivi di Protezione Individuale) nonché i limiti di esposizione TLV/TWA.

Questa scheda, per la polvere acquistata in Inghilterra, in questo laboratorio non c’era. Ad ogni modo fu richiesta al produttore e quando arrivò in azienda scoprimmo che sulla scheda di sicurezza era presente la frase di rischio “Può provocare il cancro”.

Questo significava che per anni quella polvere era stata utilizzata nel laboratorio qualità senza mettere in atto tutte le misure di prevenzione e protezione indicate nella scheda di sicurezza quali ad esempio, l’utilizzo di maschere facciali con filtri molto efficienti, l’utilizzo dei guanti in lattice, l’utilizzo di cappe di aspirazione necessarie per evitare che la polvere durante l’utilizzo si potesse disperdere in ambiente. Insomma l’adozione di tutte quelle misure necessarie affinché quella sostanza particolarmente pericolosa divenisse innocua.

Fu perciò attrezzato il laboratorio con le necessarie attrezzature, fu definita una procedura scritta con le istruzioni per un corretto utilizzo della sostanza, fu fatta formazione a tutti gli operatori del laboratorio e fu nominato il Responsabile del laboratorio quale Preposto al rispetto della procedura.

Insomma una serie di interventi organizzativi e di layout permisero di contenere il rischio cancerogeno.

Ma perché non era stato fatto prima?

Perché non si sapeva che ogni sostanza utilizzata in azienda deve essere munita di scheda di sicurezza per valutarne il rischio associato e per definire le misure di sicurezza necessarie.

Quindi cosa impariamo da questo primo racconto:

  • Dobbiamo fare un inventario ovvero tenere un elenco di tutte le sostanze chimiche utilizzate in azienda;
  • Per ogni sostanza deve essere presente la scheda di sicurezza;
  • In base alle schede di sicurezza deve essere svolta la valutazione del rischio chimico e devono essere definite le misure di sicurezza.

Se vogliamo semplificare il concetto dobbiamo pensare alla scheda di sicurezza come alla carta d’identità di un prodotto chimico. Noi non possiamo permettere che degli intrusi, degli sconosciuti entrino in casa nostra senza carta d’identità. Abbiamo la necessità di identificarli per capire con chi abbiamo a che fare e cosa possiamo aspettarci da loro.

E, ultima cosa importante, non dobbiamo chiedere la carta d’identità dopo aver fatto entrare l’intruso: prima si chiede la scheda di sicurezza del prodotto che si intende acquistare e solo dopo, se non ci sono particolari problemi, lo acquistiamo organizzando preliminarmente tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie.

La notizia dell’incidente di Alex Zanardi ci ha coinvolto emotivamente perché riguarda un uomo che, nel tempo, è diventato simbolo della capacità di ripartire. Quando nel 2001 subì un terribile incidente, durante una gara di formula kart in Germania nella quale perse entrambe le gambe, Alex ebbe una reazione magnifica che lo portò a reinventare la propria vita.

Zanardi era stato, fino a quel momento, un abile pilota professionista ed aveva basato tutta la propria vita su tale attività. L’incidente, però, gli aveva tolto le gambe e con esse la possibilità di continuare a correre: un mondo era sparito e con esso rischiava di sparire anche Alex Zanardi.

Invece, con mirabile tenacia, quest’uomo si è rimesso in gioco e, con incredibile forza d’animo, ha creato un nuovo spazio intorno a sé, allenandosi e vincendo gare paraolimpiche diventando simbolo di resilienza per tutti noi.

Il termine resilienza deriva dal latino resilire che significa rimbalzare e descrive la capacità dei metalli di riprendere la propria forma dopo aver subito un urto. Un soggetto resiliente è perciò capace di resistere agli eventi esterni, agli urti che la vita ci riserva.

Alex in questi anni è stato per noi una fonte di ispirazione, un esempio che ci veniva in soccorso quando qualcosa andava male. Se pensavamo a lui, a come aveva reinventato la propria vita, ogni difficoltà ci appariva più superabile e ci dava la forza d’animo per reagire.

Nel periodo della quarantena legata al coronavirus una notizia economica molto importante non ha avuto l’eco meritata: il prezzo del petrolio è crollato e ciò ha avuto un impatto fortissimo su tutta l’economia legata al combustibile fossile.

Nel mese di marzo la Total, il colosso francese nel settore petrolifero, ha annunciato tagli pari al 20% delle spese totali; ma tali tagli non riguarderanno le “new energies” ovvero i settori solare, eolico ed energy storage. Di conseguenza quest’anno il 13% delle spese totali della compagnia saranno rappresentate dai settori non petroliferi.

Il 13% è un numero altissimo che mostra come il colosso francese, ma in generale tutte le compagnie del settore petrolifero, stanno mutando la propria identità, virando da aziende esclusivamente basate sui carburanti fossili ad energy company con raggio d’azione esteso alle fonti di energia rinnovabili.

Diversificare è una strategia di risk management che consente di aumentare la propria resilienza ovvero la propria capacità di resistere agli urti rappresentati, in questo caso, dello shock del crollo del prezzo del greggio.

Oltre che di resilienza, tuttavia, parlerei anche di darwinismo ovvero della dottrina dell’evoluzione biologica, enunciata da Charles Darwin nell’800, secondo cui negli esseri viventi, sotto l’influenza delle condizioni ambientali, si producono delle piccole variazioni biologiche che si rilevano più vantaggiose all’adattamento.  Questo significa che sopravvivono solo coloro che sono in grado di cambiare rapidamente in seguito alle mutazioni esterne.

È quello che sta accadendo alle compagnie petrolifere che, monitorando nel tempo i cambiamenti del proprio mercato di riferimento, stanno progressivamente mutando il proprio business, rimanendo nel settore energetico ma investendo sempre più nella green economy.

Gli attuali players petroliferi saranno leader anche nel settore green perché hanno una notevole capacità finanziaria che permetterà loro sia la possibilità di investimenti nelle rinnovabili sia la progressiva acquisizione di molte aziende green esistenti che in questi anni hanno svolto un lavoro pioneristico nella produzione di energie alternative.

Il futuro è green perché il petrolio produce inquinamento sia in fase di estrazione, sia in fase di lavorazione sia in fase di utilizzo finale. Per tal motivo nel tempo sono sempre più aumentate le pressioni esterne di attivisti, governi ma anche delle banche, perché gli investimenti nel settore petrolifero presentano livelli di rischio molto più alti di quelli fatti nel settore delle energie alternative.

Gli investimenti nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico godono, inoltre, del sostegno delle politiche economiche dei governi. Né è un esempio il Decreto Rilancio, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, dove lo Stato con l’Ecobonus è disposto a finanziare il 110% dell’investimento in interventi green finalizzati al risparmio energetico.

Nella storia dell’umanità moltissimi mestieri sono spariti a causa dell’evoluzione tecnologica e nuove attività sono state create. L’uomo è sempre stato capace di adattarsi ai cambiamenti esterni mutando la propria attività per renderla compatibile col cambiamento del mercato. Ciò che, però, impressiona rispetto al passato è la velocità con cui questi cambiamenti stanno avvenendo ovvero il rapido mutamento delle condizioni intorno a noi. Solo chi sarà altrettanto rapido nel cambiare il proprio orientamento sarà capace di sopravvivere.

Bisogna perciò sviluppare al massimo la propria “antenna interiore” che ci permetta di sentire in anticipo ciò che sta per accadere, cogliendone anche i deboli segnali, per mettere in atto azioni proattive. Solo chi si rinnova e si aggiorna continuamente sarà capace di adattarsi al mondo che cambia.

Le nostre attività sicuramente non sono paragonabili a quelle di un colosso petrolifero come la Total e forse la nostra forza d’animo non è pari a quella del grande Alex Zanardi ma anche noi, come loro, siamo obbligati ad evolvere per sopravvivere.

Usciamo, quindi, perciò da questa quarantena con uno spirito nuovo: coltiviamo la nostra curiosità per aggiornarci ed evolvere. Il mondo non ci aspetta.

Perché è importante informarsi bene sugli incentivi prima di procedere

Inizio con un’affermazione molto netta e chiara: se domattina venisse da me un potenziale cliente e mi offrisse un contratto da centinaia di migliaia di euro per la progettazione degli interventi migliorativi del proprio patrimonio immobiliare con la garanzia di accesso all’ecobonus io rifiuterei l’incarico. Badate bene, non sono un folle che rifiuta un incarico da centinaia di migliaia di euro ma non sono altrettanto folle da garantire qualcosa che, ad oggi, non è garantibile da nessuno.

Diffidate, perciò, da chi ora vi assicura l’accesso all’ecobonus o, ancora peggio, vi sta propone di firmare contratti o precontratti. Perché? Perché sono documenti basati sul nulla. E ora vi spiego perché.

L’ecobonus è un incentivo previsto dal Decreto Legge n.34 del 19 maggio 2020, il cosiddetto Decreto Rilancio, secondo il quale se facciamo interventi di miglioramento energetico ad un’abitazione possiamo usufruire di una detrazione del 110% del costo sostenuto per gli interventi.

Ma un decreto legge, per essere definitivamente valido, deve essere convertito in legge entro 60 giorni ovvero, nel caso del Decreto Rilancio, entro il prossimo 18 luglio.

Nel processo di conversione un decreto può però subire molte modifiche, anche importanti, per cui la prima cosa da chiarire è questa: oggi non sappiamo come funzionerà precisamente l’ecobonus quindi non vi affrettate a stringere accordi con venditori di fumo.

La seconda cosa da chiarire è la seguente: fatevi seguire da un professionista serio e scrupoloso.

L’accesso all’ecobonus, secondo il Decreto Rilancio, sarà effettuato sulla base di una diagnosi energetica pre e post intervento, ovvero sarà redatta un’APE (attestazione di prestazione energetica) sia prima sia dopo l’intervento, per attestare che ci sia stato un miglioramento di almeno 2 classi energetiche dell’intero edificio.

Per capirci, se l’edificio oggi è in classe G, a seguito degli interventi ipotizzati dovrà raggiungere almeno la classe E.

Tuttavia il mercato delle APE, le attestazioni di prestazione energetica, è stato rovinato da migliaia di pseudo professionisti o società di servizi che le offrono sul mercato anche a 50 euro.

Ma per redigere un’APE è necessario procedere ad una raccolta di informazioni sull’edificio, effettuare un sopralluogo per verificare i componenti dell’edificio, eseguire un calcolo per valutare la classe energetica. Tutte cose queste che richiedono un certo tempo, per cui davvero non so cosa si possa offrire a 50 euro.

Questo è il motivo per cui negli anni, a chi mi chiedeva un APE necessaria per stipulare, ad esempio, un contratto di compravendita, ho sempre spiegato che se cercava un attestato a 50 euro aveva sbagliato a contattarmi.

La scelta del professionista in questa fase potrebbe costare caro al committente perché se a seguito dei controlli viene fuori che ci sono stati degli errori di progettazione l’ecobonus sarà revocato e bisognerà restituire i benefici economici ricevuti. È vero che ci si può rivalere sul professionista ma sapete in Italia quali sono i tempi della giustizia.

Qual è, in definitiva, il mio suggerimento?

Innanzitutto rimanete informati sull’evolvere della situazione normativa per non essere preda di sciacalli.

Una volta che il decreto sarà convertito in legge, dovremo aspettare il decreto attuativo del MISE nonché le linee guida dell’Agenzia delle Entrate e quelle dell’ENEA. Senza dimenticare che per la cessione del credito bisognerà attendere le procedure bancarie che, naturalmente, non potranno essere definite se il quadro normativo non sarà cristallizzato. Secondo una mi previsione ci vorranno almeno un paio di mesi per avere un quadro definitivamente chiaro.

Infine un’ultima considerazione: non lasciatevi abbagliare dal miraggio dei lavori gratis perché gli interventi realizzati resteranno a voi. Ed un cappotto termico fatto male che vi darà problemi, una caldaia a condensazione dimensionata male saranno rogne che poi sarete costretti a gestire e risolvere successivamente.

Vi invito perciò a seguire l’evolvere della situazione normativa cominciando ad individuare sia un professionista affidabile sia un’impresa seria.

Se avete dubbi mandatemi un’email a g.derosa@gidierre.it e sarò felice di fornirvi chiarimenti.

Facciamo sì che l’ECOBONUS non si trasformi in ECOMALUS.

È possibile installare l’app di contact tracing dal Google Play Store e da Apple App Store

 

Tempo fa mi arrivò una notifica di Google Maps Timeline che mi mostrava tutti i luoghi dove ero stato nel mese precedente: quali posti avevo frequentato, dove ero stato più di frequente, quanti chilometri avevo percorso e così via. Rimasi sconcertato e disabilitai immediatamente la funzione di salvataggio cronologia delle posizioni dal cellulare, mi sentii spiato. Anche se poi sono costretto a tenere attiva la geolocalizzazione per il navigatore, tripadvisor o qualunque altra applicazione basata sul posizionamento geografico.

A fine anno, invece, mi è arrivata una notifica da Spotify che mi forniva un report dettagliatissimo sulle ore che avevo speso ascoltando musica, sul mio genere musicale preferito, sul mio gruppo preferito e sul mio cantante prediletto.

Non ce ne rendiamo conto ma, ogni volta che interagiamo con le app presenti sui nostri smartphone, forniamo i nostri dati personali ai fornitori delle app stesse. Ciò succede, in special modo, quando le app sono gratuite. Ormai dovremmo essere abbastanza smaliziati per capire che su internet nulla è gratuito; se lo sembra è perché in realtà stiamo pagando quel servizio in apparenza “gratuito” con la nostra più preziosa moneta di scambio ovvero i nostri dati personali.

Il mercato di tutti i dati, i cosiddetti “big data” è considerato, infatti, il petrolio della nostra era.

Mi ha stupito non poco, pertanto, l’allarmismo generato dall’annuncio del rilascio dell’applicazione Immuni voluta dal Ministero della Salute per agevolare il tracciamento dei contatti di un cittadino positivo al coronavirus  con eventuali persone con cui questi è entrato in contatto.

Siamo disposti a dare i nostri dati per giocare a Candy Crash e poi ci allarmiamo se dobbiamo scaricare un app del Ministero della Salute?

Ho analizzato un po’ il principio di funzionamento di questa applicazione e cercherò di spiegare perché davvero tutti questi timori sono infondati e perché sia utile che tutti utilizzino l’applicazione: potrebbe un domani essere una preziosa risorsa avvisandoci tempestivamente in caso di contatto con un contagiato.

Come funziona l’app Immuni?

Innanzitutto chiariamo che non si basa sulla geolocalizzazione ovvero nessuno potrà sapere i nostri spostamenti o dove siamo stati durante il mese (questo, come visto, lo fa google se attivo lascio attiva la relativa funzione ma finora non ho visto nessuna levata di scudi in tal senso).

Sfrutta la tecnologia BLE (Bluetooth Low Energy) che consuma poca energia della nostra batteria e si basa sul seguente meccanismo: se il nostro smartphone incontra nelle vicinanze un altro telefono su cui è in funzione l’app Immuni i due telefoni si scambieranno e memorizzeranno reciprocamente il codice casuale (che cambia continuamente) generato dall’applicazione. Per cui sul nostro telefono saranno memorizzati tutti i codici casuali dei telefoni delle persone che abbiamo incontrato o da cui siamo stati ad una certa distanza (il raggio d’azione del bluetooth).

Supponiamo ora che un cittadino avverta dei sintomi e vada dal medico. Supponiamo quindi che venga sottoposto a tampone e si scopre che è positivo. A questo punto l’operatore sanitario chiederà al cittadino se ha in funzione l’applicazione Immuni e se intende dare il consenso a fornire i propri codici casuali immagazzinati di altri cittadini per avvisarli di essere stati in contatto con lui ovvero di essere potenzialmente a rischio. Se e solo se il paziente presterà il proprio consenso, l’operatore sanitario farà arrivare sul telefono del paziente un codice che gli permetterà di inviare i dati registrati ai server che gestiscono l’applicazione. A questo punto da quel server partirà un avviso del Ministero della Salute, un alert, a tutti i possessori di smartphone sono entrati in contatto col paziente con il quale il Ministero avviserà tali cittadini di un possibile rischio di contagio dovuto a tale contatto ravvicinato. Questi cittadini, opportunamente allertati, potranno recarsi, perciò, immediatamente dal proprio medico curante per sottoporsi tempestivamente a controlli del proprio stato di salute. A loro volta, se positivi, questi potranno fornire i propri codici in modo da poter far avvisare altre persone con cui sono venute a contatto risalendo, così,  a tutta la catena di contagio. Naturalmente ciò funzionerà bene se tutti avremo installata l’app Immuni.

Questo è tutto. Una applicazione che rispetta i principi del GDPR (ha avuto l’avallo del Garante per la Privacy), non viola la privacy dei cittadini, tratta dati pseudonimizzati e non rivela l’identità di nessuno. Il resto è paranoia.

Io ho scaricato Immuni anche se aspetto che nei prossimi giorni sia attivata nella mia Regione perché nel frattempo è attiva solo nelle Regioni Abruzzo, Liguria, Puglia e Marche.

Alcune Regioni quali Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte hanno sconsigliato l’utilizzo dell’applicazione ma questa è l’ennesima dimostrazione che sulla Sanità si giocano interessi molto forti legati alla gestione regionale della stessa.

L’App Immuni è ben fatta, rispetta la privacy dei cittadini e se scaricata da tutti può essere di grosso aiuto nell’intervenire precocemente in caso di contatto con un contagiato. Usiamola senza ingiustificati timori.

Il 28 maggio il Comitato Tecnico Scientifico ha approvato il documento conclusivo relativo alle misure di contenimento del contagio dal virus SARS-CoV-2 nell’ambito del settore scolastico, e abbiamo quindi deciso di fare una simulazione per un’aula tipo al fine di valutare l’impatto sul sistema scolastico italiano.

Vediamo insieme il risultato!

 

Con l’inizio della pandemia le scuole sono state tra le prime attività ad essere sospese. Il motivo è facilmente comprensibile se ci rifacciamo ad un semplice esempio: se in un’aula ci sono 25 bambini ed uno di essi è positivo a Covid-19 si rischia, vista l’affluenza in aula, di contagiare tutti i 25 bambini e con essi almeno altri 50 soggetti, ovvero i genitori dei bambini. Quindi un bambino può contagiare in pochi passaggi almeno 75 persone.

La sospensione immediata delle attività scolastiche fatta nei primi giorni di marzo ha contribuito non poco a limitare il contagio, impedendo una esplosione ancora superiore dei contagi.

Il tempo trascorso a scuola, tuttavia, è fondamentale per i ragazzi e rappresenta sia un momento di crescita culturale che di socializzazione.

Con il calare dei contagi si sta valutando, giustamente, di riprendere le attività scolastiche dal mese di settembre e, per questo, il 28 maggio il Comitato Tecnico Scientifico ha approvato il documento conclusivo relativo alle misure di contenimento del contagio dal virus SARS-CoV-2 nell’ambito del settore scuola per gli istituti di ogni ordine e grado ai fini dell’apertura del prossimo anno scolastico.

In esso sono stati ipotizzate una serie di misure di sicurezza a cui il Dirigente Scolastico dovrà attenersi nel riavvio delle attività.

In questa punta analizzerò tutti i punti ma farò una riflessione, soprattutto sui punti relativi al distanziamento sociale che, a nostro parere, comporteranno uno stravolgimento dell’organizzazione scolastica.

In particolare il documento recita:

  • Il layout delle aule destinate alla didattica andrà rivisto con una rimodulazione dei banchi, dei posti a sedere e degli arredi scolastici, al fine di garantire il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro, anche in considerazione dello spazio di movimento.
  • Anche l’area dinamica di passaggio e di interazione (zona cattedra/lavagna) all’interno dell’aula dovrà avere una superfice adeguata tale da garantire comunque e in ogni caso il distanziamento di almeno 1 metro, anche in considerazione dello spazio di movimento.
  • Ciascuna istituzione potrà definire, in virtù dell’autonomia scolastica, modalità di alternanza / turnazione / didattica a distanza proporzionate all’età degli alunni e al contesto educativo complessivo. In particolare, per gli ordini di scuola secondaria di I e II grado, al fine di ridurre la concentrazione di alunni negli ambienti scolastici, potranno essere in parte riproposte anche forme di didattica a distanza.

 

A tal proposito abbiamo fatto una simulazione per un’aula tipo di circa

29 mq.

La scuola italiana è caratterizzata da un forte affollamento delle aule a causa della carenza di spazi scolastici, motivo per cui non è quasi mai rispettato il rapporto di 1,8 tra superficie dell’aula e numero di alunni.

Rispettando tale parametro, per tornare al nostro esempio, avremo che in un’aula di 29 mq. avrebbero trovato posto, in assenza di misura anti-contagio, 16 alunni + l’insegnante.

Abbiamo, quindi, applicato i parametri anti-contagio previsti dal documento approvato dal CTS,  assicurando 1 metro di distanziamento tra gli alunni, e siamo arrivati ad un lay-out dei banchi e della cattedra, escluso armadietti per un totale di 9 alunni + l’insegnante.

Quindi un’aula che ospitava 16 alunni a settembre ospiterà solo 9, cioè quasi il 50%.

Come sarà gestita questa problematica e in che modo si sta programmando una possibile soluzione visto che la data di settembre, in termini organizzativi, è domani?

Mi risulta difficile credere che gli enti locali saranno in grado di reperire, in così poco tempo, spazi aggiuntivi che rispettino le norme di sicurezza.

Ma, se anche ci riuscissero, il fatto di essere costretti a spezzare una classe in due comporterebbe il raddoppio dei docenti e mi pare utopistico pensare ad una soluzione del genere.

Nelle scuole secondarie di I e II grado il documento del CTS prevede che sia possibile effettuare la didattica a distanza e ciò lascia spazio ad un’ipotesi percorribile.

Se in una classe il 50% dovrà essere lasciato fuori dall’aula significa che dovrà seguire le lezioni da remoto (ovvero da casa).

Quindi si potrebbe creare un’aula per metà in presenza e metà virtuale (ovvero a distanza) nella quale il docente svolge la lezione in classe mentre un gruppo segue in presenza ed il secondo gruppo segue da casa. I ragazzi a casa potrebbero essere visualizzati dal docente e dai compagni sulla LIM presente in classe mentre i ragazzi, da casa, seguirebbero il docente tramite la webcam.

Naturalmente i due gruppi si alternerebbero, nello stare a casa o venire a scuola, per non perdere il contatto sociale e l’esperienza fisica della vita scolastica.

Tale modalità di erogazione della formazione, se organizzata e gestita bene, potrebbe rappresentare una possibile soluzione almeno per la scuola secondaria.

Immaginiamo allora che tale soluzione sia percorribile e analizziamo le conseguenze tecnologiche.

Il primo giorno di scuola cinquanta docenti contemporaneamente entreranno in classe e accenderanno i loro PC per collegarsi al gruppo rimasto a casa.

Riusciranno le linee ADSL della scuola a reggere tutto questo traffico in contemporanea? Qual sarà il livello di competenze del personale scolastico in termini informatici?

Una buona strategia potrebbe essere quella di dotare ciascuna istituzione scolastica di un assistente tecnologico per affiancare i presidi nell’adeguamento dei contratti con i gestori telefonici, nella gestione delle reti LAN scolastiche e, successivamente, i docenti nella gestione delle attività quotidiane.

Ormai siamo a giugno e settembre è dietro le porte.

Il 28 maggio sono state approvate le ipotesi di misure per la ripresa delle attività ma credo che, per avere a settembre una ripresa accettabile dell’attività scolastica, serva un impegno immediato di una task force ministeriale, dedicata solo ad immaginare gli scenari possibili, individuando le soluzioni opportune redigendo linee guida puntuali e chiare ad uso dei Dirigenti scolastici.

La scuola è troppo importante per perdere questo appuntamento, sarà in grado il Ministero di organizzare la ripresa?

Vediamo le 10 regole da rispettare per l’avvio delle attività dei centri estivi per bambini ed adolescenti nella Fase 2

Con il DL 33 del 16 maggio 2020 dal 18 maggio l’Italia riparte. Da tale data, anche se con partenze scaglionate dovute a ordinanze regionali, la maggior parte delle attività commerciali, produttive e del terziario riavvieranno le loro attività.

Questa generale ripartenza presenta, tuttavia, un problema che bisogna affrontare nel modo più rigoroso possibile, ovvero come conciliare il ruolo di genitore e di lavoratore che molti italiani si troveranno ad affrontare.

L’assenza del genitore da casa, infatti, pone il problema dell’affido del minore per il tempo del lavoro nei periodi di chiusura della scuola che storicamente è stato risolto con i centri estivi.

Per venire incontro a questa necessità, ma anche per permettere occasioni di socialità per i bambini che sono stati per troppo tempo isolati, sono state approvate le Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19.

Tali linee guida, in realtà non si occupano solo di centri estivi, ma disciplinano 3 ambiti:

1) Riapertura regolamentata di parchi e di giardini pubblici per la loro possibile frequentazione da parte di bambini, anche di età inferiore ai 3 anni, e di adolescenti con genitori o adulti familiari;

2) Attività organizzate per i bambini di età superiore ai 3 anni e gli adolescenti, con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione, nel contesto di parchi e giardini o luoghi similari (fattorie didattiche, ecc.)

3) Attività ludico-ricreative – centri estivi – per i bambini d’età superiore ai 3 anni e gli adolescenti con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione utilizzando le potenzialità di accoglienza di spazi per l’infanzia e delle scuole o altri ambienti similari (ludoteche, centri per famiglie, oratori, ecc.)

Scarica QUI le linee guida

Il 12 maggio l’INAIL ha pubblicato il “Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della ristorazione”.
Tale documento sarà il riferimento per l’emanazione di un provvedimento da parte del governo per la ripresa della somministrazione in loco per le attività di ristorazione.

Vediamo una sintesi delle misure che, presumibilmente, dovranno essere rispettate in tali attività:

1. Primo aspetto di rilievo è il ricambio di aria naturale e la ventilazione dei locali confinati anche in relazione ai servizi igienici spesso privi di possibilità di areazione naturale. Andrebbero, in primo luogo e soprattutto in una prima fase, favorite soprattutto soluzioni che privilegino l’uso di spazi all’aperto rispetto ai locali chiusi, anche attraverso soluzioni di sistema che favoriscano queste modalità.
2. Il layout dei locali di ristorazione andrebbe quindi rivisto con una rimodulazione dei tavoli e dei posti a sedere, garantendo il distanziamento fra i tavoli – anche in considerazione dello spazio di movimento del personale – non inferiore a 2 metri e garantendo comunque tra i clienti durante il pasto (che necessariamente avviene senza mascherina), una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets e per contatto tra persone, anche inclusa la trasmissione indiretta tramite stoviglie, posaterie, ecc.; anche mediante specifiche misure di contenimento e mitigazione.
3. Le sedute dovranno essere disposte in maniera da garantire un distanziamento fra i clienti adeguato, anche per le motivazioni in precedenza riportate e tenendo presente che non è possibile predeterminare l’appartenenza a nuclei in coabitazione.
4. In ogni caso, va definito un limite massimo di capienza predeterminato, prevedendo uno spazio che di norma dovrebbe essere non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente, fatto salvo la possibilità di adozioni di misure organizzative come, ad esempio, le barriere divisorie.
5. La turnazione nel servizio in maniera innovativa e con prenotazione preferibilmente obbligatoria può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti di persone in attesa fuori dal locale.
6. Vanno eliminati modalità di servizio a buffet o similari.
7. È opportuno utilizzare format di presentazione del menù alternativi rispetto ai tradizionali (ad esempio menù scritti su lavagne, consultabili via app e siti, menù del giorno stampati su fogli monouso).
8. I clienti dovranno indossare la mascherina in attività propedeutiche o successive al pasto al tavolo (esempio pagamento cassa, spostamenti, utilizzo servizi igienici).
9. È opportuno privilegiare i pagamenti elettronici con contactless e possibilità di barriere separatorie nella zona cassa, ove sia necessaria.
10. È necessario rendere disponibili prodotti igienizzanti per clienti e personale anche in più punti in sala e, in particolare, per l’accesso ai servizi igienici che dovranno essere igienizzati frequentemente.
11. Al termine di ogni servizio al tavolo andranno previste tutte le consuete misure di igienizzazione, rispetto alle superfici evitando il più possibile utensili e contenitori riutilizzabili se non igienizzati (saliere, oliere, acetiere, etc.)

Misure specifiche per i lavoratori

Oltre a quanto già previsto in generale per i lavoratori dal DPCM del 26 aprile di seguito si riportano alcune indicazioni ulteriori per i lavoratori della ristorazione:

a) Oltre ad un’informazione di carattere generale sul rischio da SARS-CoV-2, impartire altresì un’informativa più mirata, anche in collaborazione con le figure della prevenzione di cui al D. Lgs 81/08 e s.m.i. con particolare riferimento a specifiche norme igieniche da rispettare nonché all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, ove previsti, anche per quanto concerne la vestizione/svestizione.
b) In particolare per il personale di cucina, in condivisione di spazi confinati, va indossata la mascherina chirurgica; dovranno essere utilizzati altresì guanti in nitrile in tutte le attività in cui ciò sia possibile.
c) Per il personale addetto al servizio ai tavoli è necessario l’uso della mascherina chirurgica per tutto il turno di lavoro e ove possibile, l’utilizzo dei guanti in nitrile; questi ultimi sono comunque sempre da utilizzare durante le attività di igienizzazione poste in essere al termine di ogni servizio al tavolo.
d) Va, comunque, ribadita la necessità di una corretta e frequente igiene delle mani, anche attraverso la messa a disposizione in punti facilmente accessibili dei locali di apposti dispenser con soluzione idroalcolica.
e) Per quanto concerne il personale eventualmente dedicato ad attività amministrative, in presenza di spazi comuni con impossibilità di mantenimento del distanziamento di un metro, è necessario indossare la mascherina chirurgica; allo stesso modo, il personale addetto alla cassa dovrà indossare la mascherina chirurgica prevedendo altresì barriere di separazione (ad es., separatore in plexiglass).
f) Particolare attenzione dovrà essere posta ai locali spogliatoi ed ai servizi igienici, in particolare prevedendo un’adeguata attività di pulizia degli stessi.
g) L’areazione dei locali è di particolare importanza favorendo sempre ove possibile il ricambio di aria naturale tramite porte e finestre.
h) Relativamente agli impianti di condizionamento si rimanda alle specifiche indicazione del documento Rapporto ISS COVID-19 n.5 del 21 aprile 2020.

Il 13 maggio l’INAIL ha pubblicato il “Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della cura della persona: servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici”.
Tale documento sarà il riferimento per l’emanazione di un provvedimento da parte del governo per la riapertura di barbieri, parrucchieri e centri estetici.

Vediamo una sintesi delle misure che, presumibilmente, dovranno essere rispettate in tali attività:

A) SERVIZI DI BARBIERI E PARRUCCHIERI
1. Prevedere la possibilità di permettere deroghe ai giorni di chiusura e consentire l’estensione degli orari di apertura dei locali.
2. La razionalizzazione degli spazi tale da permettere il distanziamento potrà essere favorita dalla realizzazione di aree di attesa anche all’esterno dei locali, consentendo ove possibile l’occupazione del suolo pubblico in deroga.
3. Già in fase di prenotazione, è necessario predeterminare i tipi di trattamento richiesti per ciascun cliente. Ciò è fondamentale per ottimizzare i tempi di attesa e per la prevenzione di ogni forma di affollamento.
4. Prevedere una distanza minima di almeno due metri tra le postazioni di trattamento
5. Limitare il numero di persone presenti nel locale allo stretto necessario.
6. Ove possibile lavorare con le porte aperte.
7. Eliminare riviste ed ogni altro oggetto che possa essere di utilizzo promiscuo nel locale.
8. Le attività avvengono esclusivamente su prenotazione, previo appuntamento on-line o telefonico.
9. Ogni cliente accede al locale da solo. Nel caso di clienti che necessitano di assistenza (ad es. minori, disabili, etc.) è consentita la presenza di un accompagnatore da concordare in fase di prenotazione.
10. Consegnare all’ingresso una borsa/sacchetto individuale monouso per raccogliere gli effetti personali del cliente da restituire al completamento del servizio.
11. Per quanto attiene il pagamento, è opportuno evitare di maneggiare il denaro contante, privilegiando i pagamenti elettronici.
12. I trattamenti di taglio e acconciatura devono necessariamente essere preceduti dal lavaggio dei capelli.
13. È obbligatorio l’utilizzo di mascherine di comunità da parte del cliente ad eccezione del tempo necessario per l’effettuazione di trattamenti che lo inibiscano (ad es. cura della barba).
14. Fornire al cliente durante il trattamento/servizio una mantella o un grembiule monouso ed utilizzare asciugamani monouso; se riutilizzabili, devono essere lavati ad almeno 60°C per 30 minuti.
15. Privilegiare la conversazione con il cliente tramite lo specchio e svolgere le procedure rimanendo alle spalle del cliente in tutti i casi possibili.
16. Posizionare soluzioni disinfettanti e dispenser per l’igiene delle mani all’ingresso e in corrispondenza delle postazioni di lavoro a disposizione del personale e della clientela, con erogatori tali da evitare il contatto con il flacone.
17. Sanificare dopo ogni trattamento/ servizio l’area di lavoro e gli strumenti utilizzati (ad es. forbici, pettini, etc.)
18. Disinfettare frequentemente le superfici comuni, ossia utilizzate da più persone (comprese tastiere, POS, maniglie, corrimani, etc.).
19. Pulire giornalmente i locali comuni come spogliatoi e servizi igienici con prodotti specifici. In tali locali, se dotati di finestre, queste devono rimanere sempre aperte; se privi di finestre, gli estrattori di aria devono essere mantenuti in funzione per l’intero orario di apertura.
20. Garantire un ricambio d’aria regolare e sufficiente nei locali di lavoro favorendo, in ogni caso possibile, l’aerazione naturale anche mantenendo la porta di ingresso aperta.
21. Eliminare, ove possibile, la funzione di ricircolo dell’aria negli impianti di riscaldamento/raffrescamento.
22. Posizionare nel locale raccoglitori chiusi per i rifiuti.

B) ALTRI TRATTAMENTI ESTETICI
Per quanto concerne le misure di sistema, le misure organizzative di prevenzione e protezione e le misure igienico-sanitarie si rimanda a quanto già riportato per i barbieri e parrucchieri, in linea generale. Di seguito si riportano alcune indicazioni specifiche.

1. Durante i trattamenti estetici, i pannelli della cabina dovranno essere chiusi.
2. Per i trattamenti del viso che implicano l’uso di vapore, si devono prevedere, ove possibile, operazioni alternative. Tali trattamenti potranno essere effettuati solo in locali fisicamente separati, che devono essere arieggiati al termine di ogni prestazione.
3. Sono inibiti, ove presenti, l’uso della sauna o del bagno turco, come anche quello delle vasche idromassaggio.
4. Al termine di ciascuna sessione vanno rimossi, con i guanti, le pellicole, i lenzuolini monouso e quant’altro sia stato utilizzato per il trattamento.
5. Pulire e disinfettare scrupolosamente tutte le superfici della cabina estetica all’uscita di ogni cliente
6. Prima di far entrare il cliente successivo, bisogna garantire il ricambio di aria nella cabina il più possibile in modo naturale aprendo le finestre, oppure meccanicamente.
7. Tutte le procedure di prevenzione elencate richiederanno inevitabilmente un tempo maggiore del solito, che di conseguenza renderà necessaria una accurata pianificazione dei tempi operativi fin dalla fase di prenotazione secondo gli stessi criteri indicati nella sezione precedente.

MISURE SPECIFICHE PER I LAVORATORI
a) In riferimento all’adozione di misure specifiche per i lavoratori nell’ottica del contenimento del contagio da SARS-CoV-2 e di tutela dei lavoratori “fragili” si rimanda a quanto indicato nel Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 24 aprile 2020
b) Obbligo di utilizzo di mascherine chirurgiche durante tutta la giornata di lavoro e di guanti in nitrile che dovranno essere cambiati per ogni cliente.
c) L’uso della mascherina chirurgica dovrà essere associato a visiere o schermi facciali rispondenti ai requisiti previsti dalla norma tecnica di riferimento UNI EN 166:2004, ovvero quelli autorizzati in deroga, ai sensi della normativa vigente per l’emergenza COVID-19, per le attività di cura del viso e della barba.
d) In particolare per gli estetisti dovranno essere previsti dispositivi di protezione individuale di livello protettivo superiore (FFP2 o FFP3 senza valvola espiratoria) per le attività di cura del viso che prevedono l’utilizzo di vapore e/o generazione potenziale di aerosol e, comunque, in tutti i casi già previsti dalla normativa vigente. Sia i FFP2/FFP3 che gli schermi facciali e le visiere devono essere DPI di III categoria, per cui il loro uso deve essere valutato nell’ambito della complessiva gestione dei rischi, con un adeguato coinvolgimento del Medico Competente, ove previsto.
e) Allo stesso modo, anche il personale addetto alla cassa dovrà indossare la mascherina chirurgica prevedendo altresì barriere di separazione (ad es. separatore in plexiglass).
f) Particolare attenzione dovrà essere posta ai locali spogliatoi ed ai servizi igienici, in particolare prevedendo un’adeguata attività di pulizia giornaliera degli stessi. In tali locali se dotati di finestre queste devono rimanere sempre aperte; se privi di finestre, gli estrattori di aria devono essere mantenuti in funzione per l’intero orario di apertura.
g) Si consiglia di indossare abiti da lavoro diversi da quelli di arrivo al lavoro o in alternativa mantella/grembiule monouso.
h) Lavare regolarmente gli indumenti da lavoro con prodotti specifici ad una temperatura di almeno 60 C° e per un tempo di almeno 30 minuti.