Il 28 maggio il Comitato Tecnico Scientifico ha approvato il documento conclusivo relativo alle misure di contenimento del contagio dal virus SARS-CoV-2 nell’ambito del settore scolastico, e abbiamo quindi deciso di fare una simulazione per un’aula tipo al fine di valutare l’impatto sul sistema scolastico italiano.

Vediamo insieme il risultato!

 

Con l’inizio della pandemia le scuole sono state tra le prime attività ad essere sospese. Il motivo è facilmente comprensibile se ci rifacciamo ad un semplice esempio: se in un’aula ci sono 25 bambini ed uno di essi è positivo a Covid-19 si rischia, vista l’affluenza in aula, di contagiare tutti i 25 bambini e con essi almeno altri 50 soggetti, ovvero i genitori dei bambini. Quindi un bambino può contagiare in pochi passaggi almeno 75 persone.

La sospensione immediata delle attività scolastiche fatta nei primi giorni di marzo ha contribuito non poco a limitare il contagio, impedendo una esplosione ancora superiore dei contagi.

Il tempo trascorso a scuola, tuttavia, è fondamentale per i ragazzi e rappresenta sia un momento di crescita culturale che di socializzazione.

Con il calare dei contagi si sta valutando, giustamente, di riprendere le attività scolastiche dal mese di settembre e, per questo, il 28 maggio il Comitato Tecnico Scientifico ha approvato il documento conclusivo relativo alle misure di contenimento del contagio dal virus SARS-CoV-2 nell’ambito del settore scuola per gli istituti di ogni ordine e grado ai fini dell’apertura del prossimo anno scolastico.

In esso sono stati ipotizzate una serie di misure di sicurezza a cui il Dirigente Scolastico dovrà attenersi nel riavvio delle attività.

In questa punta analizzerò tutti i punti ma farò una riflessione, soprattutto sui punti relativi al distanziamento sociale che, a nostro parere, comporteranno uno stravolgimento dell’organizzazione scolastica.

In particolare il documento recita:

  • Il layout delle aule destinate alla didattica andrà rivisto con una rimodulazione dei banchi, dei posti a sedere e degli arredi scolastici, al fine di garantire il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro, anche in considerazione dello spazio di movimento.
  • Anche l’area dinamica di passaggio e di interazione (zona cattedra/lavagna) all’interno dell’aula dovrà avere una superfice adeguata tale da garantire comunque e in ogni caso il distanziamento di almeno 1 metro, anche in considerazione dello spazio di movimento.
  • Ciascuna istituzione potrà definire, in virtù dell’autonomia scolastica, modalità di alternanza / turnazione / didattica a distanza proporzionate all’età degli alunni e al contesto educativo complessivo. In particolare, per gli ordini di scuola secondaria di I e II grado, al fine di ridurre la concentrazione di alunni negli ambienti scolastici, potranno essere in parte riproposte anche forme di didattica a distanza.

 

A tal proposito abbiamo fatto una simulazione per un’aula tipo di circa

29 mq.

La scuola italiana è caratterizzata da un forte affollamento delle aule a causa della carenza di spazi scolastici, motivo per cui non è quasi mai rispettato il rapporto di 1,8 tra superficie dell’aula e numero di alunni.

Rispettando tale parametro, per tornare al nostro esempio, avremo che in un’aula di 29 mq. avrebbero trovato posto, in assenza di misura anti-contagio, 16 alunni + l’insegnante.

Abbiamo, quindi, applicato i parametri anti-contagio previsti dal documento approvato dal CTS,  assicurando 1 metro di distanziamento tra gli alunni, e siamo arrivati ad un lay-out dei banchi e della cattedra, escluso armadietti per un totale di 9 alunni + l’insegnante.

Quindi un’aula che ospitava 16 alunni a settembre ospiterà solo 9, cioè quasi il 50%.

Come sarà gestita questa problematica e in che modo si sta programmando una possibile soluzione visto che la data di settembre, in termini organizzativi, è domani?

Mi risulta difficile credere che gli enti locali saranno in grado di reperire, in così poco tempo, spazi aggiuntivi che rispettino le norme di sicurezza.

Ma, se anche ci riuscissero, il fatto di essere costretti a spezzare una classe in due comporterebbe il raddoppio dei docenti e mi pare utopistico pensare ad una soluzione del genere.

Nelle scuole secondarie di I e II grado il documento del CTS prevede che sia possibile effettuare la didattica a distanza e ciò lascia spazio ad un’ipotesi percorribile.

Se in una classe il 50% dovrà essere lasciato fuori dall’aula significa che dovrà seguire le lezioni da remoto (ovvero da casa).

Quindi si potrebbe creare un’aula per metà in presenza e metà virtuale (ovvero a distanza) nella quale il docente svolge la lezione in classe mentre un gruppo segue in presenza ed il secondo gruppo segue da casa. I ragazzi a casa potrebbero essere visualizzati dal docente e dai compagni sulla LIM presente in classe mentre i ragazzi, da casa, seguirebbero il docente tramite la webcam.

Naturalmente i due gruppi si alternerebbero, nello stare a casa o venire a scuola, per non perdere il contatto sociale e l’esperienza fisica della vita scolastica.

Tale modalità di erogazione della formazione, se organizzata e gestita bene, potrebbe rappresentare una possibile soluzione almeno per la scuola secondaria.

Immaginiamo allora che tale soluzione sia percorribile e analizziamo le conseguenze tecnologiche.

Il primo giorno di scuola cinquanta docenti contemporaneamente entreranno in classe e accenderanno i loro PC per collegarsi al gruppo rimasto a casa.

Riusciranno le linee ADSL della scuola a reggere tutto questo traffico in contemporanea? Qual sarà il livello di competenze del personale scolastico in termini informatici?

Una buona strategia potrebbe essere quella di dotare ciascuna istituzione scolastica di un assistente tecnologico per affiancare i presidi nell’adeguamento dei contratti con i gestori telefonici, nella gestione delle reti LAN scolastiche e, successivamente, i docenti nella gestione delle attività quotidiane.

Ormai siamo a giugno e settembre è dietro le porte.

Il 28 maggio sono state approvate le ipotesi di misure per la ripresa delle attività ma credo che, per avere a settembre una ripresa accettabile dell’attività scolastica, serva un impegno immediato di una task force ministeriale, dedicata solo ad immaginare gli scenari possibili, individuando le soluzioni opportune redigendo linee guida puntuali e chiare ad uso dei Dirigenti scolastici.

La scuola è troppo importante per perdere questo appuntamento, sarà in grado il Ministero di organizzare la ripresa?

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