Facendo seguito alle numerose richieste ricevute riguardanti la sicurezza sui luoghi di lavoro, partirà da oggi, e durerà dieci settimane, il ciclo Lesson Learned.

Che cosa si intende per Lesson Learned? Lesson Learned tradotto letteralmente significa Lezione appresa.

Per focalizzare il concetto al mondo della sicurezza sul lavoro, se accade un infortunio o un quasi infortunio (il cosiddetto near misses), dobbiamo analizzare le causa di tale infortunio e poi definire le misure di prevenzione e protezione affinché quel tipo di infortunio non si verifichi più.

Quindi questo ciclo di 10 puntate di Lesson Learned ha il presente scopo: raccontare 10 storie (di infortuni o quasi infortuni) per scoprire insieme come evitare che si verifichino nella vostra azienda.

Iniziamo dalla prima storia che chiameremo fuori l’intruso.

Anni fa durante una valutazione dei rischi che stavo svolgendo presso un’azienda metalmeccanica mi soffermai sull’attività che veniva svolta presso il laboratorio di qualità in accettazione, in particolare sui controlli che questa azienda effettuava su componenti metallici cromati che acquistava da un proprio fornitore.

La cromatura è un rivestimento che viene fatto sui metalli sia per esigenze estetiche sia per motivi funzionali.

Ora, poiché l’azienda voleva essere sicura che la cromatura fosse stata fatta bene dal proprio fornitore e che non si verificassero successivamente fenomeni di ossidazione, sottoponeva la merce in arrivo ad un test di qualità per verificare la bontà della cromatura.

L’operatore del laboratorio prendeva una certa quantità di pezzi spediti dal fornitore e li deponeva in una vasca che poi chiudeva. All’interno di questa vasca faceva poi confluire del vapore ottenuto mescolando acqua con una sostanza chimica in polvere che l’azienda acquistava in Inghilterra.

Per valutare l’eventuale rischio associato a questa attività di laboratorio chiesi di vedere la scheda di sicurezza della polvere utilizzata ma mi fu riposto che non era in loro possesso e la dovevano chiedere al fornitore in Inghilterra.

La scheda di sicurezza è un documento legale obbligatorio, formato da 16 punti, in cui il produttore della sostanza chimica elenca sotto la propria responsabilità tutti i pericoli per la salute dell’uomo e dell’ambiente associati alla sostanza stessa. In particolare riporta la composizione chimica, i dati del produttore, i rischi per il trasporto, i rischi per l’uomo ma anche quelli per l’ambiente. Riporta, inoltre, le indicazioni su come quel prodotto debba essere conservato o smaltito, riporta le frasi di rischio ed i consigli per l’utilizzo in sicurezza. Elenca, infine, le protezioni da indossare da parte del lavoratore (i cosiddetti DPI – Dispositivi di Protezione Individuale) nonché i limiti di esposizione TLV/TWA.

Questa scheda, per la polvere acquistata in Inghilterra, in questo laboratorio non c’era. Ad ogni modo fu richiesta al produttore e quando arrivò in azienda scoprimmo che sulla scheda di sicurezza era presente la frase di rischio “Può provocare il cancro”.

Questo significava che per anni quella polvere era stata utilizzata nel laboratorio qualità senza mettere in atto tutte le misure di prevenzione e protezione indicate nella scheda di sicurezza quali ad esempio, l’utilizzo di maschere facciali con filtri molto efficienti, l’utilizzo dei guanti in lattice, l’utilizzo di cappe di aspirazione necessarie per evitare che la polvere durante l’utilizzo si potesse disperdere in ambiente. Insomma l’adozione di tutte quelle misure necessarie affinché quella sostanza particolarmente pericolosa divenisse innocua.

Fu perciò attrezzato il laboratorio con le necessarie attrezzature, fu definita una procedura scritta con le istruzioni per un corretto utilizzo della sostanza, fu fatta formazione a tutti gli operatori del laboratorio e fu nominato il Responsabile del laboratorio quale Preposto al rispetto della procedura.

Insomma una serie di interventi organizzativi e di layout permisero di contenere il rischio cancerogeno.

Ma perché non era stato fatto prima?

Perché non si sapeva che ogni sostanza utilizzata in azienda deve essere munita di scheda di sicurezza per valutarne il rischio associato e per definire le misure di sicurezza necessarie.

Quindi cosa impariamo da questo primo racconto:

  • Dobbiamo fare un inventario ovvero tenere un elenco di tutte le sostanze chimiche utilizzate in azienda;
  • Per ogni sostanza deve essere presente la scheda di sicurezza;
  • In base alle schede di sicurezza deve essere svolta la valutazione del rischio chimico e devono essere definite le misure di sicurezza.

Se vogliamo semplificare il concetto dobbiamo pensare alla scheda di sicurezza come alla carta d’identità di un prodotto chimico. Noi non possiamo permettere che degli intrusi, degli sconosciuti entrino in casa nostra senza carta d’identità. Abbiamo la necessità di identificarli per capire con chi abbiamo a che fare e cosa possiamo aspettarci da loro.

E, ultima cosa importante, non dobbiamo chiedere la carta d’identità dopo aver fatto entrare l’intruso: prima si chiede la scheda di sicurezza del prodotto che si intende acquistare e solo dopo, se non ci sono particolari problemi, lo acquistiamo organizzando preliminarmente tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie.

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