Anche quest’anno Bologna ha ospitato un evento ormai giunto alla sua 29esima edizione: il Salone Internazionale del biologico e del naturale

Una Fiera i cui numeri continuano a crescere di anno in anno a dimostrazione di come la scelta di prodotti biologici e naturali (sia in ambito alimentare che cosmetico) si stia diffondendo sempre di più cosi come la necessita di prendersi cura del proprio benessere, fisico e mentale.

Noi eravamo lì ed inevitabilmente è sorta la domanda:

Quanto è sicuro il cibo che mettiamo ogni giorno sulla nostra tavola?

Non abbiamo fatto in tempo a dimenticare la mucca pazza che è arrivata l’influenza aviaria. Tempo di capire cosa fosse l’ITX sulle confezioni del latte che abbiamo dovuto affrontare la patata bollente della melanina nel latte in polvere proveniente dalla Cina.

Nemmeno ci eravamo rilassati che è scoppiato l’allarme diossina nella carne irlandese, nella mozzarella di bufala, nelle uova tedesche, nello yogurt svizzero e nella carne di maiale.

Ma comunque abbiamo superato anche questo ed eravamo quasi tranquilli quando è arrivata l’influenza suina che non si trasmette mangiando carne infetta ma per via aerea, come una normale influenza.

E non è finita…

Fantasia nei nostri piatti non doveva mancare: ecco quindi che nel 2010 arriva sulle nostre tavole la famosa mozzarella blu dovuta al batterio Pseudomonas fluorescens. Ma per fortuna non era tossica e l’abbiamo dimenticata in fretta.

Più esotica ci è sembrata la tossina di Shipa anche se il suo effetto era una diarrea emorragica per nulla da invidiare.

Meglio allora un bel piatto di ravioli o di tortellini ripieni per poi scoprire che, a dispetto di quanto dichiarato sulla confezione, contenevano carne di cavallo.
Abbiamo capito perciò che era meglio passare direttamente alla frutta per poi scoprire che l’importante era che non si trattasse di frutti di bosco perché avrebbero potrebbero trasmetterci l’epatite A.

Può sembrare una simpatica storiella su quanto ci capita di comprare al supermercato, purtroppo è la dura realtà che ci tocca affrontare nel variopinto mondo alimentare caratterizzato da troppa speculazione ed eccessiva industrializzazione.

Quali normative tutelano i consumatori?

Le aziende sperimentano, ottimizzano, economizzano e su questo non ci sarebbe nulla da obiettare se solo non avvenisse a discapito dell’inconsapevole consumatore.
La sicurezza alimentare è troppo importante e non deve essere subordinata a priorità commerciali. Essa dovrebbe essere data per scontata al momento dell’acquisto tuttavia, dagli esempi citati, si comprende che ciò non è vero.

Con l’internazionalizzazione del commercio si è cercato di creare standard condivisi per assicurare una sufficiente sicurezza degli alimenti.
Già nel 1962 la FAO e l’OMS hanno costituito la commissione del Codex Alimentarius avente lo scopo di fissare norme a livello internazionale sui principi inderogabili di una corretta produzione alimentare.
Nel 1994, con l’istituzione del WTO, le regole del Codex Alimentarius hanno acquisito poi una valenza giuridica alquanto vincolante.
Con l’evoluzione della normativa si è passati pian piano da un sistema di repressione penale dell’illecito ad un sistema di prevenzione secondo il principio che prevenire è meglio che reprimere.

Il Sistema HACCP, derivato dal Codex Alimentarius e scelto a livello mondiale, è un sistema che prevede il controllo di tutte le fasi della produzione alimentare: dalla materia prima in ingresso, alla verifica delle modalità di conservazione al monitoraggio dei sistemi di trasformazione.
Ogni azienda è tenuta per legge ad adottare un sistema di gestione della sicurezza alimentare basato sul controllo dei punti critici del processo (HACCP) tuttavia le pagine dei quotidiani sono piene di casi di cattiva gestione e di conseguenti scandali alimentari.

I consumatori sono sfiduciati e sempre più diffidenti verso un mondo, quello delle aziende alimentari, che spesso lo hanno deluso.

Quale potrebbe essere allora la mossa vincente per un’azienda che intende acquistare maggiore fiducia da parte del mercato in tema di sicurezza alimentare?

Un passo importante potrebbe essere quello di organizzare la propria attività in conformità alla Norma Internazionale ISO 22000.
La ISO 22000 è la norma standard riconosciuta a livello mondiale che, se efficacemente attuata, può ridurre in modo drastico i rischi legati alla produzione degli alimenti.
Essa si basa su principi di prevenzione standardizzati e, come tutti gli standard di sistema, prevede un’efficace attività di auditing interno che premette di correggere in tempo eventuali errori commessi.
In più è uno standard certificabile da un ente terzo indipendente e ciò può rappresentare una garanzia aggiuntiva al semplice autocontrollo interno fatto dall’azienda.

Quali vantaggi può portare l’adozione di un Sistema ISO 22000?

• Miglioramento della sicurezza alimentare
• Maggiore protezione per il consumatore
• Migliore implementazione dei criteri di gestione dell’HACCP in quanto verificati da terzi
• Maggiore fiducia da parte dei consumatori e quindi miglioramento della propria leva commerciale

La scelta del consumatore potrebbe essere, infatti, quella di preferire aziende certificate ISO 22000 in quanto maggiormente proattive in tema di sicurezza ed igiene degli alimenti scongiurando il rischio di ritrovarsi a tavola prodotti colorati che sembrano usciti dal mondo dei fumetti.

E tu cosa ne pensi?

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