Continuiamo il nostro appuntamento settimanale con il ciclo Lesson Learned: raccontare 10 storie di infortuni o quasi infortuni per capire insieme come evitare che si verifichino nella vostra azienda.

Questa seconda storia la chiameremo Salviamo i canarini ma anche le persone.

Torniamo un po’ indietro nel tempo ricordando le immagini dei tanti minatori (tra cui molti italiani che emigrarono in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone). In qualche foto è possibile vedere la presenza di una gabbietta metallica con un canarino.

Perché i minatori si portavano appresso un canarino? Perché il canarino è molto sensibile alla mancanza di ossigeno e alla presenza di monossido di carbonio; pertanto smetteva di cantare o stava male appena l’aria cominciava a diventare irrespirabile. Quindi i minatori, allarmati dal canarino, si allontanavano da quell’area prima che fosse troppo tardi.

Oltre che nelle miniere i canarini venivano utilizzati anche quando si dovevano effettuare lavori all’interno di cisterne che avevano contenuto prodotti petroliferi. Si introduceva all’interno della cisterna un canarino e si aspettava di capire se questo poverino riusciva a sopravvivere. Solo in quel caso gli operai scendevano nella cisterna.

Per fortuna ci sono i progressi tecnologici e non c’è più necessità di sacrificare dei poveri canarini. Oggi per verificare la quantità di ossigeno all’interno di un’ambiente esistono degli strumenti detti ossimetri che misurano con precisione la quantità di ossigeno presente che per l’uomo non dovrebbe mai scendere sotto una concentrazione del 20%.

Misurare l’ossigeno tuttavia può non essere sufficiente.

Anni fa si verificò un incidente, per fortuna non mortale, nel mentre si stava effettuando una saldatura all’interno di una cisterna. Purtroppo per la presenza di residui di vapori di benzina, nel momento in cui si iniziò la saldatura, la cisterna esplose ferendo gravemente alcuni operai che ci stavano lavorando.

Era stato verificato il livello di ossigeno presente ma non era stata fatta la verifica della presenza di atmosfere esplosive che poteva essere fatta con uno strumento detto esplosimetro.

Cosa impariamo da questa lezione?

Che quando dobbiamo fare lavori all’interno di ambienti ristretti quali cisterne, vasche, grotte, silos, fogne ovvero in ambienti cosiddetti ambienti confinati dobbiamo essere molto prudenti ed effettuare una serie di verifiche preliminari per escludere la presenza di rischio.

In Italia, oltre che dal Testo Unico sulla Sicurezza, l’argomento è regolamentato dal DPR 177/2011 che fissa le linee guida e le procedure da rispettare.

Tale decreto prescrive che chi effettui il lavoro abbia un’esperienza almeno triennale, che non si possa subappaltare il lavoro, che per tutta la durata delle attività sia sempre presente un preposto che controlli le operazioni. È prescritto, inoltre, che chi entra in un ambiente confinato sia legato ad un sistema di recupero: così, se il lavoratore avverte un malore, può essere recuperato da un collega che dall’esterno, per mezzo ad esempio di un tripode, può issare senza sforzo il collega infortunato.

Ciò è molto importante perché permette di evitare le cosiddette morti a catena.

Infatti si è spesso verificato che a seguito del malore di un lavoratore, questi venisse soccorso da altri colleghi che scendendo anch’essi nell’ambiente confinato si sentivano a loro volta male. Ci sono stati casi in cui anche 4 o cinque persone sono morte a causa di questa dinamica.

Se, invece, il lavoratore che accede al luogo ristretto è dotato di imbracatura ed è legato ad un mezzo di recupero esterno, in caso di malore può essere tirato fuori senza la necessità che altri colleghi scendano all’interno.

Salviamo i canarini ma salviamo anche le persone.

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