L’attività di consulente mi consente di incontrare una varietà di imprenditori e di raccogliere le loro storie. Spesso si tratta di successi ma capita, talvolta, di ascoltare anche episodi di fallimenti, di progetti finiti male benchè supportati dalle migliori intenzioni.

Una di queste è la storia di Mattia, titolare di un’azienda, operante nel settore degli impianti fotovoltaici, che fino a poco tempo fa contava 70 dipendenti. 

<<Un giorno – mi confessò – mi sono accorto bruscamente che la mia azienda non aveva più commesse. Le modifiche normative relative agli incentivi statali ci avevano colti di sorpresa costringendoci a licenziare il 90% dei dipendenti; ora siamo rimasti in sette>>. 

Guido, invece, dirige una media azienda metalmeccanica. Sull’onda di quella che sembrava una domanda a crescita costante decide di fare ingenti investimenti per aumentare la produttività. L’azienda sottoscrive impegni a lungo termine con le banche che poi non riuscirà ad onorare a causa dell’improvvisa crisi del settore. 

<<Non pensavo – mi confidò – che la domanda, nel giro di pochi mesi, si dissolvesse>>. 

Cosa accomuna questi due imprenditori e cosa li lega ai tanti che, come loro, hanno visto la propria azienda, faticosamente creata negli anni, entrare improvvisamente in crisi?

Sicuramente uno dei fattori principali è rappresentato da una scarsa analisi e da un insufficiente controllo dei fattori di rischio.

E’ proprio il controllo dei fattori di rischio, infatti, a rendere l’azienda meno vulnerabile rispetto alle incertezze in cui essa si trova ad operare.

Sapersi guardare intorno e cogliere i segnali interni ed esterni può essere un modo positivo anche se istintivo di gestire il rischio. L’istinto però non sempre è sufficiente: è fondamentale e strategico strutturare la propria azienda per gestire il rischio in maniera sistematica e metodica, specialmente quando la complessità delle situazioni aumenta. L’implementazione di una corretta Risk Governance può rappresentare la migliore strategia aziendale.

Proprio in questi giorni questo argomento sta diventando centrale nel settore delle certificazioni dei Sistemi di Gestione della Qualità dove la norma UNI EN ISO 9001:2008 sta cedendo il passo alla nuova UNI EN ISO 9001:2015. Quest’ultima edizione, rispetto alla precedente, pone maggiore enfasi sul ruolo, in ambito gestionale, del risk management, argomento peraltro già trattato dalla Guida ISO 31000:2010.

Bisogna cogliere l’opportunità che ci offre questo documento favorendo, nella propria azienda, una vera rivoluzione culturale ed evitando, invece, di ritenere tale transizione una mera formalità documentale. 

La norma prevede che l’adesione al nuovo schema possa avvenire nei prossimi tre anni; si avrà perciò tutto il tempo di comprendere la vera portata dell’innovazione di questa nuova edizione: la gestione del rischio che diventa parte integrante della gestione d’azienda.

I benefici che derivano dall’applicazione efficace del risk management sono troppo importanti per essere ignorati: aumento della probabilità di soddisfare gli obiettivi, incremento della gestione proattiva, assicurazione della soddisfazione dei requisiti legali e regolamentari, miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza operativa, miglioramento della prevenzione e della gestione degli incidenti.

Termini quali Swot Analisys, ERM, COSO, che oggi possono sembrare estranei a molti imprenditori, saranno i migliori alleati nel processo decisionale aziendale rivelando la strada più sicura per la serenità del proprio business.

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